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Bavarese vegan alle pere, mandorle e zenzero

Sono dell’idea che quando la voglia di qualcosa di dolce ti prende, è inutile opporsi. Presto o tardi ci si trova – non si sa bene come – in pasticceria con un cannolo in una mano e una fetta di sacher nell’altra, inermi di fronte al raptus. Oppure il nostro subdolo inconscio ci spinge ad iscriverci, nientemeno, al corso di cake design o a un contest di pasticceria: improvvisamente il mestiere del pasticcere diventa il sogno della nostra vita, che ci può sollevare da un’esistenza che improvvisamente ci sembra grigia e senza scopo.

Questi alti e bassi dell’umore sono strettamente legati a quella che gli scienziati cervelloidi chiamano curva glicemica. Tanti più picchi ha la curva, tanto altalenante è il nostro umore: un attimo prima ci sentiamo euforici, l’attimo dopo a terra e col mal di testa.

insulina-rapida-insulina-lentaCapita spesso? Magari tutti i giorni nel tardo pomeriggio?

Beh, sappiate che anche se ne siamo tutti affetti, non è normale. Significa che quello che mangiamo porta il livello glicemico alle stelle rapidissimamente, per poi lasciarci in preda all’ipoglicemia e tutto il pacchetto della fame nervosa, ansia, stress etc.

Iperglicemia e ipoglicemia sono le due facce di una stessa medaglia, nonché principio di disturbi che possono diventare decisamente seri, come diabete e bulimia.

Come risolvere il problema della fame eccessiva o voglia di dolce?

Purtroppo non basta eliminare tutti i dolci dall’alimentazione, perché come dicevo in incipit, il raptus presto o tardi ci prenderà di sorpresa e allora non potremo nulla contro di lui.

Decisamente meglio è assecondare in parte queste voglie: iniziamo con il sostituire lo zucchero e i prodotti raffinati con altri di miglior qualità, che ci soddisfino, almeno parzialmente. Si possono mangiare piccole quantità di dolci “buoni” anche ogni due ore per un periodo, poi andranno pian piano ridotti in numero e quantità, fino ad arrivare a una porzione di dolce al giorno.

bavarese vegan alle pereQuali sono gli alimenti peggiori:

lo zucchero vince la gara 1000 a 1. Ma inaspettatamente, dopo di lui troviamo il miele, anche se l’ha fatto tuo zio in casa con il metodo del bisnonno: il miele è composto da zuccheri semplici (fruttosio e glucosio), perciò l’impennata glicemica nel sangue è praticamente immediata. Anche cereali e farine raffinate sono da eliminare, e quindi tutti i prodotti da forno, sia dolci che salati, la pasta bianca etc.

Con cosa li sostituiamo?

Per dolcificare le ricette usiamo malto, malto e ancora malto. È il dolcificante più naturale che ci sia (dopo l’amazake, che purtroppo non si trova facilmente in Italia), perché deriva dalla fermentazione del cereale ed è ricco di enzimi. Il migliore è quello d’orzo, che però è molto scuro e ha un retrogusto amarognolo. Subito dopo il malto di riso, più chiaro delicato. Come piccolo dessert dopo i pasti, frutta cotta di stagione, con un pizzico di sale per esaltare il dolce, volendo anche frutta secca tostata. Per la colazione, abbiamo già visto la crema di cereali cotta molto a lungo, più si cuociono e più diventano dolci.

Evitiamo sempre i dolcificanti pseudo naturali che oggi troviamo (purtroppo) anche al supermercato: dall’agave alla stevia, al fruttosio, maltitolo & co. Non solo sono iper raffinati (sono polverine bianche che derivano da piante verdi… dove sta la naturalità??!), ma hanno un sapore dolcificante estremo, davvero impensabile da gestire per il nostro corpo e in particolare per il pancreas. Essendo dolcificanti di nuova generazione non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine del loro impiego abituale, ma una cosa è certa: allontanandoci sempre più dalla nostra natura, non godremo mai di buona salute e non saremo mai in armonia con l’ambiente.

Quello che propongo è un dessert naturalmente dolce e anche elegante, ma soprattutto delizioso e perfetto per questa stagione.

bavarese vegan alle pere

Bavarese alla pera, mandorle e zenzero

2 pere williams mature
½ l di latte di riso
2 C di crema di mandorle bianca
2 c e ½ di agar agar
2 cm di radice di zenzero grattugiata
2 C di malto di riso
un pizzico di sale

Per la salsa: 2 C di malto di riso, 1 C di crema di mandorle scura (o chiara), 2 C di succo di mela caldo

Lasciare a bagno l’agar agar in poco latte. Frullare le pere con la buccia (solo se sono bio) con il restante latte, la crema di mandorle, il sale e il malto di riso. Mettere tutto sul fuoco, compreso l’agar agar. Portare ad ebollizione, abbassare il fuoco e cuocere mescolando per 5 minuti. Alla fine spremere la radice di zenzero grattugiata (ne bastano poche gocce, altrimenti diventa piccante) e dare un’ultima mescolata.

Versare subito negli stampini e lasciare intiepidire, poi conservare in frigorifero. Si possono fare delle monodosi oppure versare in uno stampo da plumcake e poi tagliare a fette. Nel frattempo preparare la salsa con il malto, la crema di mandorle e il succo di mela caldo, mescolare bene e guarnire ogni porzione di bavarese.

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Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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1 Response

  1. Erica Di Paolo ha detto:

    Io ti leggerei, ti osserverei e di seguirei in capo al mondo, senza lasciarti un momento. Sei preziosa, grande e genuina tanto da creare dipendenza (giusto per rimanere in tema…. altroché zucchero, ahahahahahahah).
    Grazie per questi spunti, grazie per le tue conoscenze, grazie per quello che condividi. Questa bavarese dev’essere la fine del mondo!!
    Ah, è ovvio, vero, che il malto è praticamente l’unico dolcificante che utilizzo? Pensa che sono arrivata ad apprezzare anche quello d’orzo direttamente dal…. dito (vorrai mica lasciare sporco il bordo del barattolo? Di tanto in tanto, ma solo per far fuori scorte regalatemi, ricorro al miele, ma per le dosi utilizzate i picchi glicemici me li scordo. Sia chiaro, i cambi repentini di umore li ho ugualmente, ma quelle sono le mie lune, è un’altra storia 😀
    Ti adoro Silvia. Un abbraccio.

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