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Budino di zucca e kuzu con sciroppo di fiori di sambuco

…che ve lo dico a fa’?
è già goduria pura pronunciare il nome degli ingredienti: zucca, latte di riso e mandorla, kuzu, fiori di sambuco.

E dopo il nuovo inquilino del piano alto della dispensa (chiamasi farina di riso glutinoso), stavolta sperimento un’altra conquista giapponese, amico delle preparazioni dolci e salate, ma sempre pappe di ogni sapore e colore: il kuzu.

Ora che Patapata sta diventando una persona seria e si è messa a studiare terapia alimentare, sa che si tratta di un vero e proprio elisir di lunga vita. Oltre a facilitare moltissimo la preparazione di creme, zuppe, budini e quant’altro, evitando di ricorrere in panna, gelatina e altri ingredienti meno salutari (animali o vegetali che siano).
Innanzitutto, ecco cos’è il kuzu:

II Kuzu è una pianta rampicante che cresce spontanea in tutto il Giappone adattandosi ai terreni più poveri, diffondendosi sui pendii delle montagne e difendendone il suolo dall’erosione.
Tale è la forza di questa pianta, che i suoi flessibili rami possono crescere anche di 15 metri in una stagione, mentre le sue radici possono raggiungere i 100 metri di lunghezza. Il Kuzu è infatti una pianta perenne e longeva, in grado di vivere fino a 100 anni. Dato che è una leguminosa, le sue radici ospitano batteri che fissano l’azoto dell’aria nel terreno, fertilizzandolo. In inverno le sue foglie cadono creando humus. In Giappone ci sono numerosi vulcani: dopo un’eruzione, quando la lava si è solidificata, il Kuzu è la prima pianta a crescere sulla superficie spoglia e sterile, rendendola di nuovo fertile con il passare delle stagioni.
Ancora più che alle sue qualità di pianta utile all’ambiente e straordinariamente resistente, il Kuzu deve comunque la sua popolarità all’amido ricavato dalle sue radici, usato da secoli sia come alimento che come rimedio naturale. 
Fonte: http://www.lafinestrasulcielo.it/italiano/lamacrobiotica/lamacrobioticaparte2 

Michio Kushi insegna: se una pianta ha caratteristiche intrinseche tali da poter resistere e vincere le avversità climatiche e del territorio, è decisamente il caso di prenderla in considerazione se abbiamo necessità di rinforzare il nostro corpo. Infatti:

[…] Si deve sapere che la lavorazione del Kuzu di qualità ha luogo durante l’inverno, quando la pianta ha perso le foglie e tutta l’energia e la linfa sono concentrate nelle radici, e che le piante considerate migliori sono quelle che crescono appunto in montagna, rinforzate dalla loro lotta al tempo freddo ed alle avversità naturali […].  

Il kuzu è uno dei rimedi naturali (antichissimi, in realtà) usati maggiormente per curarsi e prevenire disturbi. Sarebbe più semplice elencare le problematiche su cui non ha potere, piuttosto che enunciare tutti i disturbi che possono essere risolti con questa polverina magica! In genere è legato alla digestione, perciò va benissimo contro acidità, infiammazioni, intestino irritabile e di conseguenza anche per rafforzare le difese immunitarie, che proprio nell’intestino si creano.

Ma un’altra cosa interessante è la consistenza che conferisce quando viene impiegato come addensante: dimenticate l’effetto gelatina e il sapore farinoso di creme e budini vegetali! Certo, va (e fa) benissimo anche l’agar agar, ma se volete evitare la consistenza gelatinosa puntate tutto sull’amico kuzu! Lo trovate in polvere o in tocchi, da polverizzare al mortaio.


Budino di zucca e kuzu
con sciroppo di fiori di sambuco
(senza zucchero né glutine)

per due porzioni

120 g di zucca cotta al forno
200 ml di latte di riso e mandorla bio (senza zuccheri aggiunti)
15 g di kuzu in polvere

4 cucchiai di sciroppo di fiori di sambuco*

*il mio è acquistato, ma ho già trovato un’ottima ricetta per farlo in casa senza zucchero

Frullare la zucca cotta al forno con il latte, conservandone solo un paio di cucchiai.
Mescolare il kuzu con il latte tenuto da parte, creando una pastella liquida. Versare tutto in un pentolino e girare con una frusta. Accendere il fuoco e portare a bollore, poi abbassare e lasciare sobbollire 5 minuti a fuoco bassissimo, mescolando con una spatola.
Spegnere il fuoco e versare nelle coppette. Lasciare intiepidire e trasferire in frigorifero per almeno un paio d’ore. Prima di servire, versare due cucchiai di sciroppo di sambuco sulla superficie di ciascun budino e decorare con qualche fiore.

Sentirete che il budino non necessita assolutamente di alcun dolcificante, grazie alla zucca (“verdura dolce” per eccellenza) e al latte di riso e mandorla. Il kuzu è ovviamente insapore.

umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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8 Responses

  1. Erica Di Paolo ha detto:

    Tu sei una forza della natura!!! Altroché kuzu, le tue radici arrivano a chilometri, non a centinaia di metri!!! Grande e questo budno è favoloso.Grazie per questa preziosissima condivisione.

  2. Meravigliosa questa ricetta! Anch'io utilizzo il Kudzu sai!? L'ho conosciuto tantissimi anni fa ma lo utilizzavo solo per le nausee… Invece da un po' di tempo lo utilizzo come l'agar agar per addensare creme e budini 🙂 Siamo sorelle di kudzu 😉 Complimenti! Mi sono iscritta anche ai lettori fissi del blog 🙂 Buona giornata e a prestoFederica 🙂

  3. MARI Z. ha detto:

    Uhmm il colore mi piace! ora dovrei provarlo… perchè non ho la minima idea da cosa sappia il KUZU… nuova meta: trovare il kuzu!!! 😀

  4. Pasticci Patapata ha detto:

    certo, per nausee associato a umeboshi e shoyu è il top! allora benvenuta sorella di kuzu, a prestissimo!!p.s. cavolo ma si scrive KUDZU?? che gaffe 😀 !!!

  5. Pasticci Patapata ha detto:

    il kuzu è praticamente insapore, quindi versatilissimo per dolci, salati e metà e metà 😉

  6. Pasticci Patapata ha detto:

    grazie a te erikuccia, mi sei mancata!!!!! :))) un abbraccio

  7. speedy70 ha detto:

    Bellissimo e goloso, adoro la zucca!!!!

  8. eli ha detto:

    Interessante il kuzu, non ne avevo mai sentito parlare, la prossima volta lo cercherò da naturasì. 😉

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