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Crackers di okara al sesamo con pasta madre

Questi crackers di okara al sesamo sono un ottimo esempio di cucina anti-spreco, perché con una ricetta possiamo riciclare ben due “scarti”: l’okara e il lievito madre non rinfrescato.

Ci sono molti modi per impiegare la pasta madre che non rinfreschiamo, non buttiamola via solo perché non ha forza lievitante: per questi crackers al sesamo il lievito va benissimo anche così! In più, la pasta madre conferirà un buon sapore di pane ai nostri crackers.

Per quanto riguarda l’okara, questa “poltiglia” deriva dalla produzione del latte di soia e del tofu e consiste nella parte solida dei fagioli di soia, che viene scartata quando vengono prodotti questi due alimenti. Se come me siete soliti prepararveli in casa, avrete una discreta quantità di okara da smaltire. Trattandosi di un prodotto molto nutriente è proprio un peccato buttarla. Tuttavia non è sempre facile da impiegare, per diverse ragioni:

  • l’okara di soia non impasta, perciò non si possono preparare burger o polpette di sola okara, ma occorre abbinarla ad altri legumi o cereali;
  • l’okara è umida perché i fagioli di soia sono stati in ammollo parecchie ore prima di essere frullati, quindi per alcune preparazioni occorre disidratarla;
  • infine, diciamoci la verità: l’okara non ha un sapore eccezionale da cruda, perciò bisogna insaporirla e unirla ad altri ingredienti prima di cuocerla.

okara

Ma non ha solo difetti! Ecco i grandissimi pregi dell’okara:

  • è molto proteica e contiene pochi grassi (quelli sono finiti quasi tutti nel latte ottenuto);
  • si presta bene per essere essiccata e utilizzata come farina in tutte le preparazioni o come “parmigiano” per gratinature o sughi
  • può essere congelata anche “fresca”;
  • tostata acquista un gradevole sapore nocciolato che sta molto bene anche nei dolci.

Come usare l’okara negli impasti

Consiglio di farla essiccare prima di usarla per le ricette al forno, come quella dei crackers di okara che vi propongo, oppure per dei biscotti dolci. Per essiccarla basta farla cuocere a circa 120°C al forno per almeno un’ora e mezza, oppure in una grande padella antiaderente avendo cura di saltarla e mescolarla spesso. Una volta persa tutta l’umidità, l’okara si conserva in un barattolo di vetro e si impiega insieme alla farina.

   crackers di okara al sesamo

Crackers di okara al sesamo
con pasta madre

100 g di pasta madre (anche non rinfrescata)
200 g di farina integrale di solina*
50 g di okara di soia
50 g di semi di sesamo
75 g di olio di sesamo spremuto a freddo
circa 100 ml di acqua frizzante
sale qb (circa 8 g)

In una ciotola unire tutti gli ingredienti secchi, unite l’olio e far assorbire bene con le mani. Poi inserire il lievito spezzettato e l’acqua poco alla volta per non rendere troppo liquido il composto, la quantità varia in base al tipo di farine usate. Impastare bene finché il composto diventa morbido, asciutto e omogeneo. A questo punto stendere al mattarello, aiutandosi con due fogli di carta forno; tagliare in quadrotti e infornare a 190° per 10-15 minuti circa. Per renderli più golosi si può spennellare la superficie con olio e una spolverata di sale prima di infornare.

*si tratta di una varietà abruzzese di grano tenero, sostituibile con farina integrale di frumento, di farro o di orzo

crackers di okara al sesamo

crackers di okara al sesamo

umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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5 Responses

  1. Erica Di Paolo ha detto:

    Mi sono sempre chiesta a cosa fosse necessario il lievito madre in queste preparazioni secche e non lievitate. Magari sai darmi una spiegazione ^_^
    Adoro la solina e adoro utilizzare al meglio l’okara. Insomma, adoro te e questi deliziosissimi crackers.
    Un bacetto tesorina!!

    • umesapiens ha detto:

      Carissima!! In queste preparazioni infatti non è necessario il lievito madre, lo uso soltanto come una parte di impasto per non doverlo buttare via. Di riflesso però, devo constatare che il sapore dei crackers è migliore! Anche tu conosci la solina!? Io non l’ho mai visto né l’avevo sentito nominare prima del mio viaggio in Abruzzo questanno, ma è proprio eccezionale! Un abbraccio anche a te, forte!

      • Erica Di Paolo ha detto:

        Eheheheheeh, sai che le cose non comuni sono quelle che mi attirano maggiormente. Che poi….. è un vero peccato che certe tradizioni e certi prodotti non siano conosciuti su più larga scala. Benedetto sistema ^_^
        Grazie Silvia, come sempre.

  2. Raffaella Scola ha detto:

    Ottima idea!!! Bravissima! 🙂

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