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Autoproduzione: crema di mandorle al naturale

Oggi parliamo un po’ di autoproduzione. Non posso certo dire che sia l’unica via per stare bene corpo e mente, né che in pochi minuti si possano fare miracoli di lievito madre e latte vegetale fatto in casa. Perché purtroppo non è così.
Per produrre da soli i cibi che consumiamo, soprattutto se siamo macrobiotici e vegani, ci vuole tempo. Spesso molto tempo. E pazienza… sempre molta pazienza!

Io faccio parte della seconda generazione di donne non-più-casalinghe nella mia famiglia. Mia mamma ha imparato dalle esperte mani della nonna come si fa l’impasto del pane, un buon brodo che insaporisca ogni piatto, come girare la polenta per non fare i grumi e tante altre cose. Poi ha iniziato a lavorare, ha lavorato tutta la vita, e io non ho mai mangiato un pane fatto da lei, se non in rare occasioni. A colazione ci pensava il Mulino Bianco a riempirci la pancia (pre-Banderas ovviamente), lo spuntino di scuola era la focaccia del panettiere e se facevamo la pizza l’impasto lo compravamo da lui.
Ecco perché oggi è così difficile e “innaturale” per la nostra generazione questa pratica di prodursi da soli il cibo fondamentale. Pensare di sacrificare il sabato per fare il pane, la domenica per la colazione e gli snacks della settimana, e poi ricominciare l’apnea lavorativa dal lunedì al venerdì?!

Sì, l’autoproduzione è anche sacrificio.

Tuttavia, credo anche che ci salvi da un altro sacrificio, che non riguarda il nostro tempo libero né la nostra pazienza: il sacrificio della nostra salute.
Chi crede nella cucina naturale e ha provato su di sé i suoi miracoli, sicuramente sarà d’accordo con me: vale la pena. Non sono più disposta ad accettare passivamente quello che mi viene proposto come “cibo sano” da chi non ha minimamente a cuore la salute di noi che consumiamo (praticamente tutta l’industria alimentare). So che la maggior parte dei disturbi di cui soffre la nostra società è causata da uno stile di vita non adatto per l’uomo, che riguarda tutti gli aspetti della nostra vita, dal cornetto col cappuccino agli straordinari in ufficio. Sono diventata una consumatrice consapevole e per questo mi sento libera! Sono io che scelgo cosa mangiare in ogni momento, non è Mr Ferrero che mi dice di mangiare il cioccolatino sennò ho il calo di zuccheri. La cosa più difficile da far capire agli altri è che se dico “NO” alla fetta di torta, non sto sacrificando nulla di me: l’unica cosa a cui sto rinunciando è la schiavitù! Essere schiava di pubblicità, marchi sconsiderati, falsi allarmismi sulla salute, interessi economici, sapori finti, finte emozioni. Non ci sto più!

Autoprodurre il cibo costa tempo, fatica e devozione?

Vero.

Vale davvero la pena?

Decisamente sì.

Consideriamo anche la questione economica, che ora più che mai è fondamentale: i prodotti di qualità hanno il loro costo. Do per acquisito il concetto che spendere qualcosa in più per mangiare bene è un risparmio a lungo termine in ticket e medicinali. Ma soprattutto trovo che sia giusto retribuire bene un lavoro fatto altrettanto bene, ognuno di noi dovrebbe avere il diritto di vivere del proprio guadagno. A costo di sembrare demagogica, ci scandalizziamo per i prezzi della verdura biologica, che costa sì (quella) sacrificio e tanta fatica al contadino; ma poi spendiamo uno stipendio intero per comprare un un telefono. Un tempo le cose funzionavano alla rovescia: tutto quello che si guadagnava lo si spendeva per mangiare; se avanzava qualcosa, lo si investiva in beni di seconda necessità. Strano, suona quasi… logico!
Sembra sia passata un’eternità da quel tempo, quando la vita era davvero dura, ma tutto era in qualche modo più semplice.

… pensavo ai nostri genitori, che forse sognavano per noi un futuro di strade spianate, lunghe carriere universitarie e professionali, fra uffici scintillanti e computer ultra sofisticati. Mentre oggi, senza un lavoro fisso, con tanto tempo per cucinare, stare in casa, badare all’orto, autoprodursi il cibo… Nel 2015 assomiglio molto più io a una casalinga, che non mia mamma negli anni ’70! Casi della vita 🙂

Ecco perché oggi vi parlo di questa crema di mandorle, che avevo già postato tempo fa sul mio vecchio blog, e oggi ripropongo qui, nel tentativo di appassionare qualcuno di voi a questa pratica semi-ascetica di prodursi da sé gli ingredienti principali, per poi elaborarli nelle normali ricette. Di una semplicità disarmante, dovete però aggiungere un altro ingrediente oltre all’unico che vedete in ricetta: pazienza. E non scherzo mica! La maggior parte della gente prova a farla, ma si spazientisce dopo un po’ di frullate e pensa di aver sbagliato qualcosa, o che il mixer sia troppo lento… Mentre occorre solo perseverare!

Crema di mandorle al naturale

Senza zucchero né latte

200 g di mandorle al naturale non tostate
un pizzico di sale (facoltativo)

Tostare le mandorle in forno a 100° per 15-20 minuti, oppure in padella a fuoco basso, finché inizia a diffondersi quell’odorino inconfondibile di tostatura. Evitare le alte temperature, che rischiano di bruciare l’esterno delle mandorle, senza che il calore raggiunga il cuore.
Lasciare leggermente intiepidire.
Ancora tiepide, versarle nel contenitore del mixer, insieme a un pizzico di sale. La quantità varia in base ai gusti, si può anche omettere.
Azionare il mixer a una velocità media, poi, una volta ottenuta una farina, aumentare la velocità.

Si possono osservare quattro fasi, che corrispondono alle diverse riprese:

crema di mandorle vegandopo circa 3 minuti di mixer, si ottiene un effetto tipo sabbia “bagnata”.

 

 

 

 

 

Si lascia riposare il composto per 5-10 minuti, per dare il tempo alle mandorle di far uscire l’olio. Poi continuare a frullare a velocità sostenuta, finché si otterrà una palla compatta.

crema di mandorle vegan Si riprende a frullare fino ad ottenere un composto cremoso, ma ancora con i grumi.

 

 

 

 

 

crema di mandorle veganLasciare riposare altri 5- 10 minuti, poi riprendere a frullare fino ad ottenere la crema omogenea, pronta per l’utilizzo.

 

 

 

 

Tempo di esecuzione: 1 ora all’incirca. Ma mentre lasciate riposare il mixer, fra una serie e l’altra, non è importante rispettare i 10 minuti. A volte ci metto l’intera giornata per farla, perché magari esco di casa o me la dimentico… ma alla fine viene sempre, assicurato!

crema di mandorle vegan

Come usarla:

insieme al porridge della colazione, o anche in un porridge salato (ottima con i porri!);

per fare un budino alla mandorla, con latte di riso, farina di riso e agar agar;

per fare i biscotti o una frolla vegan, vale al posto del burro (ma fate comunque a metà con l’olio);

per fare il pesto con le erbe per condire cereali o pasta;

nell’impasto del pane (provate nei chapati);

nelle creme di verdure;

nella frutta cotta e frullata;

come ripieno delle mele/pere al forno;

…ma alla fine, la morte sua è spalmata sul pane… ovviamente autoprodotto!!

crema di mandorle veganSeguendo queste indicazioni si può evitare qualsiasi altro ingrediente grasso (come olio o latte vegetale) e ottenere un’ottima cremosità.

La si conserva in frigorifero, senza pericolo che diventi densa. Si conserva anche per mesi… ma dopo averla assaggiate è impossibile che duri così a lungo!

umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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28 Responses

  1. Angela ha detto:

    Eccezionale. Complimenti

  2. Laura ha detto:

    Complimenti! Scusa la domanda, le mandorle non sono spellate, vero?
    Grazie, Laura

  3. Francesca ha detto:

    Giusto oggi stavo cercando come fare una crema di mandorle da spalmare al mattino sul pane.
    Grazie Silvia!!!e complimenti per le tue ricette.
    Ma per caso sai dirmi come fare anche un paté di olive da spalmare sempre sul pane al mattino?

    • umesapiens ha detto:

      CIao Francesca! Grazie mille, sono proprio contenta che ti piacciano 🙂
      Adoro le olive e i paté di olive, soprattutto quelle nere! A me piacciono in particolare con il tofu, diventa molto cremoso e smorza la sapidità. Prova con un panetto di tofu, una manciata di olive nere o verdi, un po’ di basilico o origano se non è stagione, e acqua per frullare. è semplicissimo ma efficace 😉

  4. Serena ha detto:

    Domanda: le mandorle devobo essere necessariamente tostate?!
    Grazie!

    • umesapiens ha detto:

      Beh non è un imperativo categorico, ma ti dico di sì per due motivi:
      1. sono molto più saporite;
      2. la frutta secca fa parte della categoria “semi oleosi”: mangiandoli crudi sul nostro corpo hanno lo stesso effetto energetico dell’olio crudo, cioè raffreddante (o molto yin se preferisci). Per questo andrebbero sempre tostati o bolliti se non sono impiegati in ricette che prevedano cotture successive. Per fare una torta invece non è necessario tostarle.

      Ti auguro una buona giornata 🙂
      Silvia

  5. alice ha detto:

    Noooo, ma è fantastico: non c’è nessun liquido?! Che bella! :-)Lla proverò sul pane, sì! Grazie. E’ indicata anche come crema per le crostate alla frutta? Grazie ciao Alice

    • umesapiens ha detto:

      Ciao Alice, beh come crema da usare da sola direi di no, è 100% mandorla, quindi oltre ad essere molto intensa come sapore è anche parecchio “nutriente” (per non dire calorica!). Però puoi combinarla con della purea di frutta e con del malto! Sta molto bene con pera e zenzero 😉 ciao!!

  6. Federica ha detto:

    Bell’articolo, unica cosa che non condivido: Mr Ferrero come lo chiami tu, quando mai ha detto che se non mangi il cioccolatino hai il calo di zucchero? Non sputiamo addosso alle aziende che ci danno lavoro in Italia, piuttosto non mangiarlo senza fare polemica 🙂

    • umesapiens ha detto:

      Ciao Federica, grazie per il commento. Il riferimento a un fantomatico “Mr Ferrero” ha una ragione: posso anche sbagliarmi ma ricordo una vecchia pubblicità di un famosissimo cioccolatino al caffè (o forse era una merendina dal nome spagnoleggiante?) che portava il suo marchio, nella quale magicamente tornavano le energie se la si mangiava. Che poi è l’effetto del picco glicemico. Ecco, nella mia testa c’erano questi pensieri mentre scrivevo 😉 Certo hai ragione, nell’industria alimentare sono impiegati milioni di lavoratori, ma questo non significa che dobbiamo arrivare a sacrificare la nostra salute per il lavoro (e ti parla una che è stata disoccupata e depressa per anni, prima di inventarsi un nuovo lavoro). Se queste stesse multinazionali producessero davvero cibo sano, come vanno dicendo, non ci sarebbe motivo di polemizzare, assolutamente. Speriamo davvero che inizino a cambiare.. qualche buon segno c’è! Ciao!!

  7. ROSA Boccia ha detto:

    Questa crema è davvero buonissima. Tre mesi fa ne ho riempito diversi barattoli. L’ho usata anche per il gelato alla mandorla. Pensavo di averla finita, ma stamattina in un angolo del frigo ne ho trovato un altro vasetto, posso mangiarla? Come potrò accorgermi se è andata a male? Ti chiedo, per favore, di rispondermi.

    • umesapiens ha detto:

      Ciao Rosa, non so quando l’hai prodotta, ma ti assicuro che le creme di semi oleosi non vanno a male per parecchio tempo, mesi… Tantopiù se l’hai lasciata in frigorifero. Si tratta per la maggior parte di olio, al massimo diventa rancido se lasciato al caldo, ma ovviamente non è il tuo caso. Se non presenta un aspetto strano prova ad assaggiarne un po’, giusto la punta di un cucchiaino. Ciao!

  8. Valentina ha detto:

    È meravigliosa questa crema grazie di cuore!!!!! Ci ho aggiunto un cucchiaino di sciroppo d’agave all’ultimo passaggio di frullatore, un incanto!! Grazie!!!!

  9. Maria Teresa ha detto:

    Ciao, ho provato a farla, ma non è venuta cremosa come la tua, può dipendere dal fatto che ho usato mandorle spellate?

    • umesapiens ha detto:

      ciao Maria Teresa, non dipende dalla pelle, anzi con le mandorle bianche dovrebbe venire anche più vellutata. Dipende sicuramente dal frullatore/mixer e dal tempo. è importante fare le pause prima di riprendere a frullare, per far raffreddare il motore e non surriscaldare l’olio presente nelle mandorle. Alcuni frullatori non sono adatti, in quanto le lame girano a una velocità troppo bassa per riuscire afrullare così finemente. Comunque anche più solida è sempre un ottimo ingrediente per moltissime preparazioni!
      Ciao a presto!

  10. matilde ha detto:

    Ciao, grazie per la ricetta, non vedo l’ora di metterla in pratica….però sono confusa sul tipo di mixer più adatto da comprare…Io ho solo il frullatore ad immersione. Mi sapresti consigliare su che tipo di mixer mi devo orientare?

    Grazie in anticipo

    • umesapiens ha detto:

      Ciao Matilde, il frullatore a immersione non va bene. Ovviamente il meglio del meglio sarebbero Bimby o Vitamix e simili. Un buon compromesso è il Magimix, se come me non ti interessa avere un robot tuttofare che scalda, impasta, centrifuga, parla e vive con te 😉 Conviene se decidi per l’autoproduzione, anche se la spesa è piuttosto alta all’inizio. Buona giornata e a presto!

  11. Serena ha detto:

    Cara Silvia,
    grazie per questa ricetta, ho il Bimby e uso spesso la crema alle mandorle per preparare dolcetti sani e golosi per cui mi metterò presto all’opera :-)! Mi stavo domandando se questo stesso procedimento si potrebbe usare per produrre la crema di sesamo.
    Grazie di tutto
    Ciao
    Serena

  12. Serena ha detto:

    Help Silvia! Sto provando a fare il tahin, ma mi sembra più difficile della crema di mandorle. Ho frullato già diverse volte rispettando le dovute pause, ma mi pare rimanga sempre uguale. Per ora ho ottenuto un impasto bagnato, ma inizio a temere che non diventerà cremoso. Mi domando se l’errore sia stato quello di non aver fatto raffreddare i semi di sesamo dopo averli tostati, ma di aver iniziato a frullarli subito dopo. Suggerimenti? Grazie Serena

    • umesapiens ha detto:

      Strano, a me risulta più facile il tahin! Non credo sia quello il problema, il raffreddamento è per evitare un eventuale irrancidimento dell’olio. L’unica cosa che mi viene da pensare è che la quantità di sesamo che hai usato sia troppo poca o troppo grande per quel tipo di frullatore, così le lame non riescono a triturare i semi. Potrebbe essere?

  13. Serena ha detto:

    Mhhh,non so,proverò comunque a dividere in due l’impasto e vedere se risolvo. Sono partita da 400 g di semi di sesamo e sto usando il Bimby. Ti aggiorno…

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