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Crêpes vegan alla carruba

La carruba: non proprio un bell’aspetto a vedersi, con quel baccellone scuro e duro; né possiamo parlare di un dolce suono a pronunciarla. Eppure il suo sapore è dolcissimo, avvolgente. È vagamente simile al cacao – e qui mi aspetto critiche a cannonate – soprattutto per il suo profumo aromatico e intenso, quasi vanigliato, ma meno amaro.

Il carrubo è un albero possente e vigoroso, nodoso, tipico dell’area mediterranea più arida. Produce questi baccelli grossi, simili ai fagioli piattoni, che in effetti sono dei veri e propri legumi. Tuttavia la parte commestibile non è il seme (che è usato come addensante a livello industriale), ma la polpa interna al baccello. Purtroppo anche la squisita polpa non è così diffusa nelle preparazioni culinarie, ma proprio per l’alto valore nutrizionale è molto gradita dal bestiame, che l’uomo – notoriamente poco furbo quando si tratta della propria salute – nutre proprio con i frutti del carrubo.

Non è un frutto tropicale, ma di certo non è tipico del nord Italia, quindi è evidente che non va consumato regolarmente da chi vive in un clima diverso. Tuttavia è un bel po’ migliore del suo fratellastro cacao, che al contrario è iper stimolante, tropicale e tostato fin quasi alla bruciatura (per la cronaca, queste non sono qualità). Vi giuro che nemmeno io sono una fan dei surrogati del cioccolato (e parlo da ex cioccolato-dipendente!), ma la propongo come alternativa a chi proprio non riesce a liberarsi dalla morsa della dipendenza da cacao. Per quanto mi riguarda, uso la carruba perché mi piace il suo sapore in alcune preparazioni, ma evito di cimentarmi in imprese veganizzanti tipo una improbabile sacher-carruba e simili. Insomma, se un giorno mi va proprio un cioccolatino extrafondente, non vado a farmelo con la carruba: in questo modo non soddisfo il desiderio che poi diventa più morboso. Me lo mangio col cioccolato fondente, quella volta al mese/all’anno che capita. Ma se siete abituati a mangiare cioccolato ogni giorno, tanto da non riuscire a farne a meno, allora può avere molto senso iniziare a liberarsi dell’incubo sostituendolo con altro, per poi gradualmente tornare ad uno stato emotivo normale, disintossicato. La carruba, in questo senso, è un ottimo surrogato.

crepes vegan alla carruba

Il fatto è che il cioccolato ha un effetto potentissimo sul nostro sistema nervoso, in quanto stimolante. La carruba invece no. Questa caratteristica del cacao è spesso decantata come positiva da sedicenti esperti e professionisti dell’alimentazione, mentre non è proprio così. Anche il caffè è uno stimolante, ma vi verrebbe in mente di darlo da bere a un bambino? Certo, il cacao ha un effetto più blando, ma è praticamente ovunque: in ogni snack, biscotto, merendina, dolciume, torta della nonna, bevanda al latte, mousse, perfino nello yogurt e nei cereali del mattino. Questo significa bombardare letteralmente il nostro sistema nervoso di stimoli. E per che cosa? Quali super prestazioni sovrumane dobbiamo mai affrontare nella vita di tutti i giorni? Questo è innaturale.

La polpa della carruba è povera di grassi, perché contiene essenzialmente carboidrati complessi (questa sì, è una cosa positiva: la glicemia si alza più lentamente ed è comunque molto saziante) e molti sali minerali. Ne basta comunque un cucchiaino a testa per farne un budino, una bevanda con latte vegetale, un muffin etc. L’abbinamento più goloso è di certo con la nocciola: nelle prossime puntate mi impegnerò per tramandarvi il plum cake variegato di carruba e nocciola, promesso!

Ma tanto per iniziare, qualcosa di più semplice: crêpes!

 

crepes vegan alla carruba

Una curiosità: grazie alla regolarità in forma e peso del seme della carruba, gli Arabi lo utilizzavano come unità di misura per pesare metalli e gemme preziose. Indovinate come lo chiamavano? Qīrāt, proprio carato!

 

Crêpes vegan alla carruba

con purea di mela e salsa di prugne e cannella

(1 T = un misurino tipo vasetto dello yogurt)

1 T di farina 2
1 T di latte di soia
60 g di pasta madre attiva (oppure 1 c di cremor tartaro)
1 C di carruba in polvere
1/3 T di olio di semi di girasole deodorato
un pizzico di sale
1 C di malto d’orzo
un pizzico di sale
acqua qb

 

Far intiepidire leggermente il latte di soia. Sciogliere la pasta madre in poco latte, mentre in quello restante sciogliere la carruba e il malto. È sempre consigliabile scioglierla in poco liquido, perché la polvere tende a fare moltissimi grumi. Unire i due liquidi e sbattere leggermente con una frusta, aggiungere l’olio e poi la farina, sempre mescolando. Aggiungere tanta acqua quanto basta per avere una consistenza molto blanda, quasi liquida. Coprire con un coperchio e lasciare riposare per almeno un’ora.

Se usate il cremor tartaro non è necessario attendere che si attivi la fermentazione.

Prima di iniziare la preparazione, salare leggermente il composto, dare un’ultima mescolata e poi iniziare con la prima mestolata sulla piastra già rovente, distribuendola bene. Non appena la crepe si stacca dalla piastra, farla cuocere dall’altro lato.

Impilare le crepes. Se le mangiate subito potete già farcirli man mano.

Io ho scelto come farcia una purea di mela al naturale, senza alcuna aggiunta. Per finire il dolce potete usare della marmellata senza zucchero diluita in poca acqua calda o del malto con crema di nocciole (per i più golosi!). Io avevo della salsa di prugne e cannella, sempre al naturale, che ho fatto scaldare ed è risultata perfetta.

Con lo stesso impasto si possono fare degli ottimi pancakes: basta evitare di spargere la pastella sulla piastra, lasciandola più spessa.

crepes vegan alla carruba

crepes vegan alla carruba

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Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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3 Responses

  1. Erica Di Paolo ha detto:

    Come sempre leggerti è un arricchimento. Condivido in pieno il concetto del non veganizzare una ricetta classica per non alimentare il desiderio di quella stessa ricetta. Anche io sono un po’ contraria a questo modus operandi. Però la carrube non l’ho mai utilizzata. Mi sono sempre solo limitata alla farina di semi, come addensante. Mi viene da chiederti: done l’acquisti? No, perché io sono un’amante del cioccolato e me lo concedo quasi quotidianamente in un quarto di quadrotto, rigorosamente fondente. L’idea di trovargli un fratello mi alletta.
    Ah, guarda che ti asoetto domenica sera!!!!! Li hai letti i dettagli sul mio profilo? 😀
    Bella tu, ti abbraccio forte. Non ti perdo mai di vista 😉

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