Tempeh fritto! …quanno ce vo’, ce vo’

Premessa: sono sempre stata del partito di quelli chese la friggi, è buona anche una suola di scarpe e anche di quegli altri che la formula del fritto una volta alla settimana che fa bene al fegato, l’hanno inventata i frittofagi cronici.

Senza contare che il mio organismo non è esattamente una fuori serie in materia di digestione; in termini di prestazioni, somiglia più a un tosaerba che a un’autovettura… Perciò per natura non reggo benissimo la botta di trigliceridi tutti insieme. Poi certi fisici che ci mangiano sopra 3 etti di maionese, sono un vero mistero per me e per il mio stomachetto.

Tuttavia -e qui casca l’asinella- mi è capitato di assaggiare una vera leccornia: trattasi di tempeh fritto. Ne ho mangiato solo un pezzettino a scuola di cucina (per il motivo sopraccitato), anche se ne avrei gradito una teglia intera: prima il croccante che obbliga la mandibola a darci sotto con la masticazione, poi la lingua arriva a scoprire quel sapore dolce e vagamente acidino; infatti il tempeh consiste in fagioli di soia fermentati grazie a una specie di fungo/muffa – e non fate quelle facce schifate, voi divoratori di zola e camembert!!
Insomma, dopo l’assaggio mirabile, mi hanno spiegato che certi prodotti di qualità , quando vengono sottoposti a una cottura violenta come la frittura, soprattuto nei mesi freddi, non solo non nuociono alla salute, ma possono giovarle! Inutile ribadire che i derivati animali e le patatine sono esclusi dalla categoria (quelli sì, che aiutano solo l’autodistruzione del fegato e poi dei reni etc etc.).

Il motivo è sempre nel discorso energetico, che riguarda in particolare le cotture dei cibi: più un cibo è sottoposto a cottura, più si concentra il suo potenziale energetico, che viene prima assimilato, per poi sprigionarsi dal nostro organismo quando ne avrà la necessità (freddo, malattie etc.). Ovviamente, deve essere un alimento che regge questo tutpo di cottura, quindi ben vengano tempeh, tofu, seitan e anche falafel e consimili!

Ora, la domanda sorge spontanea: ma perché diamine me lo fai adesso, che è luglio?!?
Il mio è un caso particolare, perché è pur vero che non devo difendermi dal freddo, ma attualmente mi trovo in un regime alimentare ingrassante e devo rafforzare l’organismo, perciò un paio di volte al mese mi concedo un frittino 🙂

E per concludere la spatafiata teorica: ricordatevi di usare un buon olio! Vietatissimo usare oliacci di palma e altri oli vegetali non meglio identificati!!

Mi pare di aver detto tutto. Ecco, un fritto così, quanno ce vo‘…

Tempeh fritto
con raita vegan al cetriolo

1 panetto di tempeh da 125g
olio di mais bio qb
2 cucchiai di farina di riso
2 cuchiai di shoyu

2 cetrioli
1 cucchiaio di tahin
1/2 spicchio di aglio
aneto
1/2 limone spremuto
sale e pepe

Iniziare con lo sbollentare il tempeh: non tutti lo sanno, ma per aumentarne la digeribilità è sempre buona cosa lessarlo per almeno una decina di minuti. Lo stesso vale per il tofu. Il motivo è che i fagioli di soia non vengono cotti in nessuno dei due casi: nel primo infatti sono fermentati, nel secondo caso sono lasciati in ammollo.

Dopo averlo asciugato, preparare gli sticks, a mo’ di patatine, e passarli nella farina di riso.
Mentre l’olio raggiunge la temperatura, grattugiare il cetriolo finissimamente, prendere la polpa fra le mani e, con l’aiuto di un colino, strizzarla il più possibile. trasferire la polpa in una ciotola e aggiungere aglio spremuto, succo di limone, tahin, limone, aneto sminuzzato e sale e pepe. Mescolare bene. Si ispira al raita indiano, ma senza yogurt.

Quando l’olio arriva a temperatura (io uso un cucchiaio di legno per verificare se fa le bollicine), friggere una manciatina di sticks alla volta. Man mano che iniziano ad imbrunire, scolare e buttare gli altri. Adagiare su carta assorbente. Prima di servire, spruzzare con qualche goccia di shoyu.

Servire con la salsa di cetriolo e accompagnare con riso e verdure (nel mio caso un nishime, ovvero verdure stufate a strati).


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Informazioni su umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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11 commenti su “Tempeh fritto! …quanno ce vo’, ce vo’

  1. Ciao Pata! Il tempeh fritto mi manca. E per una fan sfegatata come me del suddetto, che se lo mangerebbe anche a colazione, non è cosa. Quindi lo farò al più presto. Io fortunatamente ho lo stomaco d' acciaio. Nella mia vita passata da onnivora, avevo problemi di digestione e reflusso gastroesofageo. Oggi come oggi, posso mangiare cipolle crude e peperoni e digerisco alla grande. Sul fatto di bollire il tofu lo sapevo e lo faccio sempre, ma sul tempeh no. A me avevno detto che proprio per il tipo di fermentazione, il tempeh richiede cotture veloci e dolci. Ora sono spiazzata. Il fatto della bollitura quindi è solomper aumentarne la digeribilità e si può evitare, o è proprio meglio bollirlo? Aiutooooo!!!, Ti auguto un buon inizio settimana. Un bacione

  2. Ti dico, a me il fritto, salato però, è sempre piaciuto parecchio. Fiori di zucchina, salvia, verdure pastellate..mi ci sono fatta delle grandi scorpacciate. L'ultima volta che l'ho mangiato però, dopo parecchio tempo che lo tenevo lontano, non mi sono sentita un granchè bene : mentirei se ti dicessi che ora sarebbe qualcosa che mangerei, ma questo tempeh mi fa un grande grande gola. Anche perchè conoscendone la consistenza morbidina, immaginare il guscino croccante che la racchiude..sbavv.Il raita però intanto me lo posso fare! Ma va proprio grattugiato e strizzato o si può anche frullare?un bacione Pat *

  3. carissima, beata te, coltuo stomacozzo!! per la cottura del tempeh, ho provato a leggere qualche articolo: quasi tutti consigliano vivamente di sbollentarlo prima di cucinarlo. Credo proprio che sia per una questione di digeribilità, trattandosi di fagioli ammolati e fermentati ma, appunto, crudi. per le saponine invece non c'è problema, dato che l'ammollo le annienta 😉 provalo e poi mi dirai!! bacetti

  4. pinucc! la pseudo raita nun se po' ffa' col minipimmer, perché il cetriolo è troppo acquoso, credo che venga tipo smoothie (che potrebbe anche essere un'idea!). Il tempeh fritto secondo me va provato, magari fallo una volta quando hai gente per casa, lo puoi condividere e mangiarne tutti una piccola quantità come entrée 🙂

  5. ok sono stra felice di aver scoperto il tuo blog! Non sono vegetariana ma andremo d'accordo! 😀 Mi piace la spiegazione e anche se non ho mai mangiato il tempeh sono molto aperta a determinati alimenti "alternativi"! Imparerò tanto qui, credo!

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