Come fare il latte di soia in casa

Oggi parliamo di autoproduzione e in particolare vediamo come fare il latte di soia in casa. È molto semplice il procedimento in sé, sappiate però che occorre mobilitare diversi utensili (e soprattutto dopo sono tutti da lavare…!).

La questione dei latti vegetali invece non è semplicissima: non sono alimenti da usare tutti i giorni con disinvoltura. In questi ultimissimi anni gli scaffali dei supermercati bio si sono riempiti di latti di ogni tipo, alcuni davvero golosi (e anche stucchevoli secondo me), da quello alle nocciole, al cocco, alle noci macadamia, riso e cocco, mandorla e vaniglia, soia e cioccolato etc. Sono prodotti molto appetibili dai bambini (ma non solo) e le mamme sono ben liete di darglieli in sostituzione del latte vaccino, perché “tanto sono tutti vegetali”…

Peccato che “vegetali” non sia sinonimo di “salutari”

Innanzitutto, prima di acquistarli assicuratevi che queste bevande non abbiano dolcificanti aggiunti, compresi sciroppo d’agave, stevia, sciroppo di riso, zucchero di cocco etc. Come dicevo qui, il fatto che derivino da piante non li rende certo alimenti naturali – né tantomeno salutari.

In secondo luogo, date un’occhiata agli altri ingredienti. Prendiamo ad esempio il latte di riso: acqua, riso, olio di semi di girasole, sale marino.

Ogni latte di cereali o misto contiene olio aggiunto! Lo usano per superare la “prova palato” e renderlo simile al latte vaccino anche in consistenza. Ora, qual è il problema? Il fatto che latte vegetale venga prodotto e scaldato per solo un minuto. Stop.

Con ogni tazza di latte vegetale bevuta, ci beviamo anche olio crudo (tanto olio crudo)

Tutto questo ci porta alla considerazione energetica: l’olio è molto (molto molto) yin, quindi raffredda moltissimo e crea umidità nel corpo. Se utilizzato una tantum, e se siamo in buona salute, il latte vegetale non dà problemi anche se consumato crudo. Il problema è l’uso abituale.

Ecco perché è buona norma cuocere sempre il latte di soia, di riso o qualsiasi altro latte vegetale prima di utilizzarlo. In questo modo, l’olio attira l’energia yang della fiamma, rendendolo più equilibrato. Una pratica ancora migliore sarebbe quella di ridurre l’uso di questi prodotti, soprattutto se usati ogni giorno per fare cappuccini, caffelatte, latte e cereali etc.

Per utilizzarlo senza subire l’effetto estremamente yin, conviene cuocere tutto il latte per almeno 20 minuti, con una piccola aggiunta d’acqua per non farlo ridurre di volume, poi lasciarlo raffreddare e conservarlo in frigorifero. In questo modo non dovremo far bollire ogni tazza per 20 minuti.

Non è necessario farlo bollire se viene utilizzato in torte o dolci che prevedano ulteriore cottura.

latte di soia

Detto questo, il latte che secondo me ha più senso consumare è sicuramente quello di soia, per le qualità benefiche di questo legume. In particolare, la soia è ricchissima di calcio che è molto assimilabile, contrariamente a quello contenuto nel latte vaccino. Il latte di soia è anche l’unico latte vegetale che non contiene olio aggiunto, perché è un legume già molto ricco di olio, anzi il più ricco in assoluto (e si tratta di grassi buonissimi).

Ovviamente potete acquistarlo nei negozi, ma se avete tempo e voglia, provate a farlo a partire dalla soia gialla: bastano 100 g di legume per 1 litro di bevanda, perciò con un pacco da mezzo kg di soia e meno di 2 euro si possono produrre fino a 5-6 litri di latte di soia! Il risparmio è notevole.

Ecco come lo preparo io.

 

Latte di soia fatto in casa

Ingredienti
100 g di soia gialla
1,3 l d’acqua
5 cm di alga kombu

Occorrente
2 pentole (una grande e alta)
Un colino ampio o uno scolapasta in acciaio
Un telo di cotone naturale o canovaccio a trama non troppo fine (lavato con sola acqua)
Minipimer
Imbuto e bottiglia di vetro

latte di soia homemade

1.Lasciate la soia gialla in ammollo per almeno 12 ore, meglio un giorno intero, cambiando l’acqua 2 volte.

2. Scolate e sciacquare la soia. A questo punto sarebbe buona pratica eliminare molto pazientemente le pellicine della soia. Per farlo ci sono due possibilità:

  • Prima di scolare la soia, sfregare fra le mani i fagioli sempre immersi in acqua e agitarli più volte, in modo che le pellicine si stacchino e salgano a galla. A questo punto gettare l’acqua e le pellicine emerse.
  • Una volta scolata dall’ammollo, disporre la soia ordinatamente su un canovaccio steso sul tavolo, coprirla con un secondo telo e passare sopra una bottiglia di plastica vuota a mo’ di mattarello: questa leggera pressione unita allo sfregamento dei fagioli rimuoverà le pellicine.

Se non avete tempo (più probabilmente voglia!), provate a saltare il passaggio e se utilizzate l’okara sappiate che le pellicine a qualcuno potrebbero dare fastidio nella digestione e soprattutto a livello intestinale (!!).

3. Dividete in due pentole la quantità di acqua (500 ml e 700 ml) e portate ad ebollizione. Non appena bolle, spegnete il fuoco e versate i fagioli di soia tutti in una pentola (quella più piccola se sono diverse). L’altra pentola copritela con coperchio per tenere in caldo.

4. Frullate a lungo con il minipimer, finché i fagioli si saranno ridotti in una poltiglia finissima, quasi impalpabile.

5. Mettete lo scolapasta o il colino sopra alla pentola grande, rivestite con il telo di cotone assicurandovi che non scappi. Versare piano il contenuto della pentola più piccola per filtrare la parte solida della soia, aiutandovi con un cucchiaio a schiacciare bene per fare uscire tutto il latte. Strizzate bene con l’aiuto del canovaccio (attenzione a non scottarvi, è ustionante!).

La parte solida rimanente nel telo si chiama okara ed è utilizzabilissima in polpette, sformati, burger, crackers, crostate, pane e impasti di ogni tipo. Ovviamente anch’essa va cotta molto a lungo.

Il liquido bianco rimasto nella pentola grande è latte di soia. Ma non è finita qui: come dicevamo nell’introduzione, il latte di soia va cotto e anche a lungo.

latte di soia

6. Aggiungete l’alga kombu sciacquata nella pentola e accendere il fuoco. In questa fase prestate molta attenzione e non distogliete un attimo gli occhi dalla pentola: appena bolle, il latte di soia produce una schiuma infinita e se non state attenti rischiate di fare un disastro sul piano cottura. Quindi non pensate neanche per un secondo “vado un attimo a..…” NO!!! Siate stoici e aspettate, parlo per esperienza diretta (…).

7. Non appena bolle, abbassate il fuoco al minimo, coprire con coperchio e, di nuovo, non perdete d’occhio la pentola, perché se non è abbastanza grande la schiuma potrebbe uscire. Se il coperchio “balla”, scoprite per metà e continuate la cottura.

8. Cuocete per almeno 20 minuti, meglio 30-40 minuti (ricordate? Si tratta di legumi!). A fine cottura, spegnete, lasciate intiepidire.

9. Travasate in una bottiglia di vetro con l’aiuto di un imbuto, dopo aver rimosso l’alga kombu. Una volta intiepidita, conservare in frigorifero fino a 4 giorni.

Varianti per un latte di soia dal sapore più gentile (solo se lo usate per i dolci):

– prima di cuocerlo è possibile aggiungere un pizzico di vaniglia o cannella e uno-due cucchiai di malto (questo ingrediente lo colorerà leggermente);

– usate solo 1 litro d’acqua per la produzione del latte, aggiungete 200 ml di succo di mela prima di cuocere il latte ottenuto.

latte soia

latte di soia fatto in casa

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Informazioni su umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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2 thoughts on “Come fare il latte di soia in casa

  1. Serena il said:

    Ciao Silvia,

    non faccio grande uso di latte vegetale ma avevo della soia che stava scadendo e cosi ho preparato il latte di soia. Potrei conservarlo in freezer ?
    Grazie
    Ciao

    Serena

    • Ciao Serena, tutto si può fare, l’mportante è che non diventi un’abitudine quella di congelare qualsiasi cosa. Capisco anche che spesso siamo costretti a certe soluzioni a causa del poco tempo che abbiamo. Perciò mi limito a dire che un cibo più fresco è e meglio è. Detto ciò, facciamo del nostro meglio, ognuno secondo le proprie possibilità 😉
      Ciao Serena, a presto!
      Silvia

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