Quattro regole per una spesa consapevole

Lo spunto per scrivere questo articolo viene da un’amica a cui stanno a cuore le stesse cose che mi muovono e mi motivano nel mio lavoro. Ricevo continuamente domande e richieste di consigli sui prodotti più salutari da acquistare, soprattutto dopo le varie consulenze alimentari e in seguito ai menu personalizzati che realizzo. Quasi sempre mi trovo a dover spiegare le motivazioni delle scelte dei vari prodotti. “Perché questi biscotti integrali no? E questa marmellata?? È anche senza zucchero…!”.

Ecco perché ho deciso di parlare di questo argomento, spero di fare un minimo di chiarezza per quello che riguarda la nostra salute e quella del pianeta, nel limite del possibile.

 

Carlo Trevisan – Vegetable Earth

Prima regola: Km0

Cerca di comprare il più possibile locale. È molto difficile vivere completamente a km0, ad esempio la farina di grano non è prodotta certo sotto casa, perciò nemmeno la pasta e il pane sono locali, figuriamoci il caffè. Però possiamo cercare sicuramente frutta, verdura, legumi e se siamo fortunati anche cereali, frutta secca, olio e altri condimenti. Se non siamo vegani, è ancora più facile (e obbligo morale!!) acquistare miele, formaggi, pesce e prodotti carnei locali. Per tutto il resto, cerchiamo di non allontanarci troppo da dove viviamo: evitiamo di acquistare prodotti che hanno fatto il giro del mondo per arrivare sulle nostre tavole, non abbiamo bisogno di ananas e avocado.

Seconda regola: stagionalità

Ripeto già troppo speso che mangiare seguendo il ciclo della natura vuol dire armonizzarsi con essa. Oggi sembra un concetto da naturalisti fricchettoni, in realtà è quello che l’uomo ha sempre fatto in modo molto naturale, perché si è sempre considerato parte di essa, fino a circa 2 secoli fa. Ricordiamoci che consumare prodotti a lunga conservazione, anche se biologici e di qualità, non vale. Ad esempio, una passata di pomodoro prodotta l’anno scorso ad agosto dallo zio pugliese con pomodori biologici naturalissimi e super maturi, se viene mangiata a gennaio non è un prodotto stagionale! Ci può stare qualche volta, ma mangiare quei pomodori ci fa stare in equilibrio con l’estate, non con l’inverno.

JP Morris – Four Seasons Tree

Terza regola: leggiamo sempre le etichette

Questo vale per tutti i prodotti, da quelli freschi a quelli in scatola, dalla farina alle olive. Purtroppo per molti basta entrare in un negozio di alimentazione naturale o nel reparto “bio” del supermercato, per essere sicuri di comprare solo prodotti sani. Ahimè, magari fosse così semplice!

Ora vediamo nel dettaglio cosa è indispensabile osservare per fare una spesa consapevole e salutare.

 

Gli ingredienti

Vale per tutti i prodotti: gli ingredienti sono scritti in ordine di quantità decrescente. Perciò se il primo ingrediente menzionato è lo zucchero, questo è l’ingrediente presente in maggiori quantità nel prodotto.

 

Zucchero

Sembra assurdo, eppure non è raro trovarlo in cima alla lista degli ingredienti, come in quasi tutti i tipi di cioccolato industriali, nele merendine e nelle creme. Certe volte anche nei nostri biscotti preferiti, che ci piacciono tanto perché sono così fragranti, si sciolgono in bocca e si inzuppano in un lampo nel tè. In effetti, provate a riflettere: perché si sciolgono letteralmente in bocca? Di tutti gli ingredienti, l’unico a dissolversi completamente è proprio lo zucchero! Farina, oli e altri ingredienti non possono sciogliersi.

Oggi è più facile leggere sulle confezioni a caratteri cubitali “senza zucchero” oppure “senza zuccheri aggiunti”. Non fermiamoci lì, andiamo a leggere la lista degli ingredienti, perché l’industria alimentare gioca sul significato ambiguo del termine “zucchero”, che per la legge è solo lo zucchero raffinato, bianco o di canna. In questo modo, su una bibita gassata possiamo leggere “senza zucchero” e poi in etichetta trovare edulcoranti di ogni tipo. I dolcificanti più salutari sono: malto di riso, malto d’orzo, succo di mela; seguiti da succo d’uva, sciroppi di cereali (sciroppo di riso) e di piante (acero, agave). Meglio dello zucchero raffinato è lo zucchero integrale di canna (attenzione, deve esserci scritto “integrale”, altrimenti si tratta di zucchero di canna raffinato, ovvero saccarosio al 98%).

 

Farine raffinate e multicereali

Do per scontato che tutti conosciamo il potenziale dannoso delle farine ultra raffinate (00). Oggi troviamo un’ampia scelta di farine “integrali” e di prodotti denominati “integrali”, ma anche in questo caso non fermiamoci qui. Perché un prodotto sia definito “integrale” è sufficiente che contenga una piccola percentuale di farina integrale, crusca o cruschello. Le farine integrali sono spesso nient’altro che farine raffinate con l’aggiunta di crusca e fibre. In questo caso, purtroppo, non abbiamo mezzi per sapere se è davvero integrale oppure no… Un fattore da considerare è certamente il prezzo: difficilmente una vera farina integrale di grano biologico potrà costare meno di 2-3€ al kg! Inoltre, quasi sicuramente quando viene macinato il chicco intero con il germe, è indicato in modo evidente sulla confezione, dato che si tratta di un valore aggiunto. Per quanto riguarda i prodotti cosiddetti “integrali”, possiamo leggere gli ingredienti: se siamo fortunati, potremo leggere distintamente tra gli ingredienti “farina 00 e crusca/ cruschello/fibre etc.”

Comprare biologico purtroppo non ci mette al riparo dall’inganno dei prodotti integrali, perché la farina 00 purtroppo esiste anche bio (e non si capisce il perché…).

Infine, facciamo attenzione ai prodotti e alle stesse farine in vendita con la formula “multicereali”: questo non ci dice se siano integrali, anzi, se non è esplicitamente scritto, non lo saranno affatto. Quindi ci danno l’impressione di acquistare prodotti salutari perché ricchi di cereali diversi, quando in realtà si tratta della stessa pessima farina 00, solo che invece di essere di grano sarà di farro, di avena, di segale etc.

Grassi

Se non sono indicati grassi specifici, come olio extravergine d’oliva o burro, ma con nomi generici, allora si tratta di grassi di scarsa qualità. Ad esempio, la dicitura “oli vegetali” quasi certamente include olio di palma o palmisto insieme ad altri tipi di oli a basso costo.

 

Luogo di provenienza e luogo di produzione

Non li confondiamo, sono due cose diverse! La provenienza o origine del prodotto ci dice dove è stata coltivata/allevata la materia prima; il luogo di produzione di dice invece dove la materia prima viene lavorata. A volte c’è addirittura un terzo luogo, dove viene confezionata… Inutile dire che sarebbe il massimo trovare un prodotto che viene prodotto nello stesso luogo di origine della materia prima, e magari anche confezionato sul posto. Questo non accade quasi mai. Ma almeno prestiamo attenzione alla provenienza: ad esempio, un olio prodotto in Italia, ma con olive comunitarie (cioè della Comunità Europea), non lo consiglierei mai. Lo steso con i grandi marchi di pasta italiana, che viene esportata in tutto il mondo… peccato che il grano sia canadese (quando mai in Italia abbiamo così tante coltivazioni di grano da poter esportare pasta in tutto il mondo!?). Purtroppo dal 2020 non è più obbligatorio indicare in etichetta l’origine della materia prima se da parte del consumatore non c’è possibilità di equivocare. Ad esempio, una pasta italiana, ovvero prodotta in italia ma con grano straniero, non deve indicare necessariamente l’origine del grano, a meno che non siano presenti sulla confezione elementi che vantino l’italianità del prodotto, tipo l’immagine del tricolore. A mio parere è vergognosa questa decisione, votata all’unanimità dalla CE.

Ultimo esempio utile, che racchiude un po’ tutto il peggio della spesa “inconsapevole”: non la nominerò, ma è chiaro a tutti di cosa si tratta! Ecco, uno degli emblemi dei prodotto Made in Italy: prodotto in Italia sì, ma con ingredienti provenienti da paesi extra comunitari (nocciole turche, zucchero dal Sudamerica e olio di palma dal Sudest asiatico). La chiamano crema di nocciole, quando di nocciole abbiamo solo il 13% e di cacao ancora meno.

Foto presa da Blastingnews

Quarta regola: il packaging

Non è un fattore che riguarda in modo diretto la nostra salute, ma riguarda quella del pianeta e, quindi, indirettamente anche la nostra! Personalmente sono anni che evito di acquistare non solo prodotti inseriti in contenitori di plastica, ma anche con un packaging esagerato. Ci sono confezioni di biscotti che all’interno sono divisi in altre confezioni, formaggi incartati che poi sono inseriti in contenitori di plastica… è assurdo… Cerco di comprare tutto quello che posso alla spina: cereali, legumi, pasta, semi e frutta secca, detersivi e cosmesi, cacao, salsa di soia etc. Per il reso prediligo vetro, carta e cartone e contenitori compostabili. Siamo noi a guidare le scelte dell’industria alimentare, anche in fatto di packaging!

 

Riassumendo…

Sembra una questione complicata fare una spesa consapevole. Vi assicuro che non lo è! Non è complicato fare la spesa, ma di certo è una questione seria! Potremmo riassumere quello che abbiamo detto in questo mantra:

Compra locale e di stagione, compra biologico e integrale. Compra prodotti che hanno meno di 5 ingredienti in etichetta, se non conosci un ingrediente lascia perdere quel prodotto. Usa recipienti e contenitori che puoi riciclare. Fai amicizia con i produttori e con il tuo negoziante, scopri chi ci mette davvero il cuore.

Foto presa da CNBC.com

Pubblicato da umesapiens

Sono Silvia, vivo in Brianza e da anni mi dedico anima e corpo alla cucina naturale, vegana e macrobiotica. Organizzo su richiesta corsi di cucina naturale e piccoli catering a domicilio. Sono disponibile per consulenze macrobiotiche.

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